Ministero per la disabilità. Idee per farlo funzionare e istruzioni per l'uso.

Che bello! Finalmente con il nuovo governo esordisce per la prima volta un nuovo ministero; quello per la disabilità. Non sarà una passeggiata gestirlo. Non illudiamoci comunque di vedere dei grandi cambiamenti. Una cosa sono le promesse elettorali al fine di assicurarsi una grande fetta di popolazione (i disabili appunto) un'altra quella di gestire un ministero in modo che porti veramente dei frutti ma soprattutto dei veri cambiamenti per chi ogni giorno deve confrontarsi con la normalità di un Paese dove molto spesso l'ignoranza e l'indifferenza la fanno da padroni. Come disabile dalla nascita non farò salti di gioia e non mi illuderò che questo governo (che ho sostenuto con il mio voto), riesca a produrre dei cambiamenti tangibili. Quello che posso fare, avendo vissuto sulla mia pelle, e vivendo tutt'ora questo disagio, è di dare umilmente qualche consiglio al ministro incaricato ed al suo staff in modo che la nascita di questo nuovo organo istituzionale porti dei cambiamenti VERI e TANGIBILI nel modo in cui viene gestita la disabilità, soprattutto a livello burocratico.

Secondo Questi dati del 2016 sarebbero oltre 3 milioni le persone con disabilità in Italia. Un bel parco voti direi.




   LE VERE BARRIERE SONO QUELLE BUROCRATICHE

Ribadisco ancora una volta, prima di spiegare meglio il mio concetto che NON credo affatto che le istituzioni e in questo caso, il nuovo ministero, vogliano veramente cambiare le cose. Sono più propenso a credere che i voti dei disabili hanno fatto un po' comodo a tanti e che ora, come spesso succede in Italia, le cose saranno lasciate andare come sono sempre andate, e funzioneranno con l'enorme ingranaggio della BUROCRAZIA che  invece di aiutare chi si trova in una situazione disagiata fisicamente,lo umilia e lo stressa al punto che conviene il più delle volte lasciar perdere piuttosto che inoltrarsi in meandri "danteschi" fatti di inutili corse, visite e contro visite, carte da bollo, concorsi, inutili iscrizioni ad enti provinciali e statali che spesso finiscono per insabbiare domande e richieste tanto da decretare l'alzabandiera da parte di colui che, rendendosi conto dell'enorme intrico nel quale si è imbattuto, trova più conforto a lasciar perdere e ritirarsi da una battaglia persa in partenza.

      CAMBIARE LA GESTIONE E LOCALIZZARLA

Molti di noi disabili, più o meno gravi, sono iscritti ad un elenco PROVINCIALE che (credo) rediga un elenco al quale attingono eventualmente le ditte che intendono assumere in ottemperanza alla legge che prevede di occupare un disabile ogni quindici dipendenti. Che tale sistema non funzioni è cosa provata. L'unica strada possibile è localizzare la gestione di tali liste e portarla ad un livello più umano. Se il sindaco del mio paese ha bisogno di una persona diversamente abile in comune, oggi, l'unico sistema è quello di farsi mandare una lista di "papabili" dalla Provincia, oppure indire un concorso pubblico che aprirebbe le porte potenzialmente a tutti i disabili d'Italia. Questo sistema non fa che favorire l'emigrazione dei disabili in cerca di lavoro, alimentando speranze che non vengono quasi mai esaudite.


Il cambiamento che si dovrebbe fare è quello di dare più autonomia agli enti locali e ai sindaci (o assessori alla disabilità che in certi comuni si sono già formati a seguito delle ultime elezioni amministrative). Il sindaco potrebbe, in base all'elenco aggiornato dei SUOI disabili (quelli presenti e accertati nel Comune) indire un concorso trasparente atto ad assumere persone che siano localizzate nel Comune (o al massimo nei Comuni limitrofi), evitando così un "turismo del concorso" che non giova a nessuno. Un'altro sistema per occupare chi non ha la forza o la capacità di farlo da solo sarebbe quello di cominciare a far occupare posti di lavoro Statali, Regionali,Provinciali, Comunali in un numero consistentemente maggiore di quello attuale. Le persone normodotate, e molto spesso raccomandate potrebbero cercar loro il lavoro nel privato. Oggi si cerca di spingere il disabile a "darsi da fare" a darsi una mossa, senza sapere a quali difficoltà e a volte a quali umiliazioni le persone con handicap vanno incontro quando autonomamente cercano un impiego. Gli stereotipi si sprecano e non voglio certo spiegare di cosa si tratta a chi non riesce a capire. Purtroppo c'è ancora molta strada da fare anche sulla via dell'ignoranza,. e ci vorranno decenni prima che vengano superate certe forme mentali quando ci si trova di fronte una persona diversamente abile.


ASPETTIAMO QUALCHE RISPOSTA PER UN VERO CAMBIAMENTO

Non resta che auspicare che questo nuovo governo riesca veramente a dare un segnale di cambiamento anche per questa categoria di persone che dovrebbe essere posta sullo scalino più alto di una potenziale lista di coloro che veramente dovrebbero essere sostenuti ed aiutati da uno Stato e dalle istituzioni che fin'ora si sono dimostrate incapaci o poco volonterose di risolvere questo problema. Si pensa sempre ad eliminare le barriere architettoniche, ed è sicuramente un bene, tuttavia se la soluzione non passerà anche attraverso l' eliminazione di leggi obsolete e pratiche burocratiche estenuanti il problema non verrà mai risolto. Staremo a vedere nei prossimi mesi se si risolverà tutto nel solito "tanto fumo e poco arrosto" o se il vero cambiamento verrà messo in atto come promesso in campagna elettorale. Un ultima osservazione; magari si potrebbe iniziare a dare il buon esempio assumendo dei disabili al MINISTERO DELLA DISABILITA' e negli ASSESSORATI ALLA DISABILITA' dei comuni dove è stato introdotto questo assessorato.




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