Caro Bob Dylan. Lettera aperta al vecchio menestrello Premio Nobel ma non per pubbluiche relazioni

Caro Bob,

Ho avuto più difficoltà a fotografare te a Jesolo il 26 aprile scorso che i combattimenti della prima linea Serbo-Croata nell'ex Jugoslavia. I controlli dei gorilla sguinzagliati ad impedire che la tua immagine finisse sui telefonini degli spettatori, erano serrati. Se ti beccavano la pena era l'espulsione dal concerto.

Dopo aver studiato i movimenti delle guardie del corpo, facendomi scudo con il braccio, e avendo settato la Nikon a 1600 ISO, sono  riuscito a catturare alcune foto che pubblico qui sotto. Era una sfida per me. Non amo quando mi si dice "No Photo". E' un po' come se a te dicessero "Non puoi cantare Bob". Ho accettato la sfida e sono felice di essere riuscito a fotografare te e la tua band, anche se non venderò nessuna delle foto. E' una specie di rivincita personale che mi ripaga di tutte le difficoltà incontrate per vedere ed ascoltare te.

Quando le luci si sono spente, poco prima dell'inizio dello spettacolo ero teso e mi chiedevo "Suonerà Blowing in the Wind? Hurricane? How Does it Feel? Qualsiasi altra canzone dell'infinito repertorio che lo ha portato ad essere una delle icone musicali del secolo scorso e lo ha assunto agli onori del Premio Nobel della Letteratura?"

Ore 21:30, neanche ti avessero fatto timbrare il cartellino esci sul palco. La gente applaude, fischia, urla. Inizi a suonare seduto al pianoforte. "Ma non si saluta con un ciao Jesolo, tutto OK?" Nessun cenno di saluto, sembravi un robot messo lì per eseguire le canzoni di un altro. Quasi tutte seduto. Quando ti alzavi eri appoggiato al piano o a qualcos'altro. Che impressione. Sembravi tuo nonno.

Sorvolando sul fatto che non hai salutato il pubblico, hai comunque sorpeso con questo nuovo sound che sembra un jazz tranquillo, sereno, che cullava piacevolmente i sensi, mescolato al rock, al pop e allo swing, con una formula veramente indovinata e forte (bisogna sottolinearlo) di una band fantastica, che non ti sei nemmeno presola briga di presentare, che sicuramente hai "strappato" da qualche club jazz o di musica Sudamericana, senza i quali avresti dovuto saltellare ed esibirti con il rischio di romperti qualche osso, visto che sembravi tanto bravo nel cantare e suonare quanto traballante sulle gambe.

Grande sei stato nel passato, e grande sei. Meriti un  applauso in piedi  ad ogni canzone, ad ogni ballata. Sei un mito ed un mito resterai nel cuore di milioni di fans in tutto il mondo dove stai portando il tuo  tour. Hai (forse) meritato il Premio Nobel per la Letteratura ma non vincerai mai (se ce ne fosse uno) il Premio Nobel per le pubbliche relazioni. Un altro consiglio, se posso. Magari trova dei collaboratori più professionali per quanto riguarda i rapporti con la stampa Italiana. Quelli che hai ora (non si sono degnati di una risposta alle domande di accredito via email) sembrano dei veri dilettanti e troverebbero sicuramente dei buoni posti, ma non nelle pubbliche relazioni. Come si dice? Dio li fa e li accompagna? Buon viaggio Bob, per il resto del mondo. La tua foto (sei bruttino) non la terrò sul comodino. Prima ti ammiravo. Da quando ti ho conosciuto giovedì scorso mi sei diventato antipatico. Sono sicuro che vivrai bene anche senza di me. E io senza di te. (pio dal cin)


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