Lezioni di vita da un "porzel" (Chi l'avrebbe mai detto)


                                                         L'ULTIMA ORA

 Guardo il povero maiale, una femmina di quasi trecento chili, è bella, pulita, sembra uscita da una vasca da bagno o da un centro estetico.

Il luogo dove ha vissuto ingrassando a dismisura è pulito come lei.

 Non c'è traccia di cibo. (che fine ha fatto l'ultimo pasto del condannato?)
 Sono le sei del mattino. Lei non lo sa che tra meno di un'ora la sua tranquilla esistenza fatta di manicaretti non di tutti i tipi, ma come è tendenza negli ultimi anni, è stata principalmente composta da frutta e verdura.

Si, ha mangiato anche della crusca e del mangime, ma in quantità limitata, giusto quello che le serviva per non perdere troppo peso, perchè nessuno si sognerebbe di avere un maiale in linea.

Il maiale per definizione dev'essere grasso, sovrappeso, anzi, più grasso è e più succulenti saranno i salami, le soppressate,i cotechini, le salsicce nelle quali, quasi per magia, ma non proprio, andrà a trasformarsi.

                             IL SOTTILE FILO TRA LA  VITA E LA MORTE

La guardo, e mi sembra di guardare un condannato del braccio della morte. L'unica differenza, forse, è che nessuno le ha detto che da lì a pochi minuti arriverà qualcuno a fermare la sua strana corsa all'ingrasso, che la pacchia è finita, unico reato che le si potrà attribuire è quello di essere nato suino. Una "colpa " alla quale non c'è ne avviso di garanzia né  appello.

                      AVER VISTO TANTE VOLTE LA MORTE NON AIUTA
                                         
Nella mia bellissima esperienza  di fotoreporter ne ho viste di tutti i colori. Ho visto la morte in tante persone che ho fotografato, sia in guerra che durante gli anni che ho passato raccogliendo notizie quotidianamente per il +Gazzettino  o l' +Associated Press come collaboratore esterno.

Spesso suonava il telefono in piena notte, un incidente stradale, un morto ammazzato, un suicidio, un incendio. Per quanto brutto possa sembrare dirlo ci si fa il callo. Non è permesso avere lo stomaco debole. Presto si impara a staccarsi dal soggetto che si sta fotografando, a costo di sembrare cinici agli occhi della gente. Il tempo per commuoversi, per pensare che chi hai fotografato era un figlio, un padre, un fratello, una sorella, un nonno o un caro amico di qualcuno ti prende più tardi,mentre stai sviluppando il rullino in bianco e nero nella camera oscura e cominci a staccarti dall'episodio in cui sei stato tuo malgrado catapultato anche se per breve tempo.
 (Negli anni Ottanta non si lavorava ancora con il digitale e le foto erano sviluppate stampate e spedite dal fotografo e richiedevano di solito un paio d'ore da quando si entrava in camera oscura con il rullino a quando si usciva con le foto stampate e asciutte da consegnare in redazione.

                    DA TRANQUILLO CICCIONE A SALSICCIA E COTECHINI

Non riesco a capire come mai la morte di un maiale possa avermi sconvolto, colpito, direi quasi annichilito.Nel 1986 avevo assistito al macello di un maiale seguendone tutte le fasi. 

Ci vollero dodici ore dal momento in cui "el porzeller" gli sparò e lo fece stramazzare a terra esanime fino al momento in cui i "musett" e i salami furono appesi alla trave che pendeva dal soffitto.

Il povero maiale non si accorse di niente, complice forse l'alba che ancora non si era dischiusa a giorno. Questa nuova esperienza a  più di trent'anni dalla prima mi ha particolarmente toccato. Sembrava che il maiale si fosse accorto di quello che stava per succedere. Non mi dilungherò in particolari che potrebbero sembrare crudeli.

                                             PERCHE' PROPRIO UN MAIALE?

Quello che mi ha lasciato dentro questa nuova esperienza è stato un grande senso di "solidarietà" verso il povero suino che poco prima risultava serenamente accovacciato nel suo ambiente e nella sua "comfort zone".

Solidarietà che mi ha portato a pensarci sopra per tutta la serata. Non ero forse  io quello  sempre pronto a dire di si a un panino con il "pastin" una braciolata, un salame con l'aglio o un cotechino con il puré?
Mi ero mai rifiutato una grigliata mista o una soppressa?

Il sottile velo che separa la vita dalla morte, sia degli animali che di noi uomini è veramente un esile filo, pronto ad essere spezzato, a volte da eventi fortuiti, altri da veloci lampi del destino, altri da lunghe malattie. Siamo felici nella nostra "beata sistenza", convinti che tutto continuerà nonostante tutto, e invece... zac! In pochi momenti arriva la fine. Quello che non riesco a comprendere è perché non  abbia mai  pensato a questo di fronte a tanti episodi ai quali ho assistito durante il mio lavoro di reporter, ma che sia stato il muso tranquillo e beato di un maiale a scatenare in me pensieri profondi sul vero senso della vita e del suo essere così tremendamente effimera.



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