Quando muore un ragazzo diciassettenne

Patrick Breda aveva diciassette anni. Il primo pensiero va ai genitori devastati da una perdita incolmabile, alla sorella, ai parenti, agli amici. Sembra impossibile che una  vita, un fiore appena sbocciato, possa venire strappato così violentemente, alla vigilia di Pasqua.


Da quando ho saputo la notizia ieri, verso le 19, non riesco a non pensare che a questo giovane che in un pomeriggio di primavera parte da casa per un giro in moto con gli amici e non ritorna. Non è colpa della velocità, erano in pieno centro e appena partiti da un semaforo. Non è colpa ne di alcol ne di droghe, ma solo di un terribile destino.
Viene da chiedersi: "Dov'era Dio in quel momento? L'Angelo Custode? Perché proprio lui?" Domande che rimangono senza risposta come in tanti altri casi, specie quando si tratta di bambini, di persone innocenti. Sono fatti che possono mettere il più fedele dei fedeli in crisi. Viene da pensare che Dio non esiste, che muoiono sempre i migliori, che non esiste nemmeno una giustizia divina.
Sono tutte domande alle quali ognuno di noi deve dare la propria risposta, a seconda del suo modo di pensare e di relazionarsi con il divino ma soprattutto con la morte.

La morte non è che l'ultima esperienza alla quale noi umani siamo chiamati fino dal momento della nostra nascita. Iniziamo questo cammino terreno e i due giorni sconosciuti sono quelli dell'inizio e della fine della nostra vita. Cerchiamo di vivere sani, di mangiare bene, di avere una vita lunga seguendo i consigli che ogni giorno ci arrivano da ogni parte, eppure, sia che siamo i più poveri o i più ricchi della terra, non saremo in grado di aggiungere un solo giorno alla nostra esistenza. La morte arriva di nascosto, improvvisa, a volte dopo un lungo percorso di sofferenza.

Patrick adesso non soffre, ma coloro che rimangono muoiono di dolore al solo pensiero di non vederlo, di non poterlo più abbracciare, di non poter condividere con lui i sogni le aspirazioni,le speranze, le aspettative, i momenti di gioia e di tristezza, i compleanni, le festività e tutto quello che di più bello c'è in una vita.

E' per me questo un motivo di riflessione profonda, un richiamo ad apprezzare le cose, piccole e grandi che ogni giorno viviamo e diamo per scontate, come l'amore per i nostri cari, la nostra famiglia, i fratelli le sorelle, gli amici. Mi sembra che la morte di questo ragazzo che personalmente non conoscevo mi dica " Ringrazia la vita per quello che hai. Una famiglia, dei figli, la salute, una casa, un lavoro, e tutte le piccole benedizioni che non ti rendi conto di avere fino a quando non ti vengono tolte. Non dimenticare coloro che hanno più bisogno  e cerca nel limite delle tue possibilità, di alleviare le sofferenze degli altri, di chi è meno fortunato."


Il pensiero si conclude in questo giorno di Pasqua condividendo nel mio cuore il dolore di tutti coloro che amano e hanno amato questo ragazzo, in special modo ai genitori e alla sorella ai quali dedico tutte le mie umili preghiere in questo giorno. Spero che il Padreterno, nella Sua misericordia riesca ad alleviare anche nel loro cuore questo pesantissimo fardello. Un abbraccio veramente di cuore.
0