Caro Beppe Severnigni (a proposito dei giornalisti)

Caro Beppe,
Ho appena letto il tuo tweet e il tuo articolo sul +Corriere della Sera  riguardo ai giornalisti. L'argomento mi riguarda.
Ho "conquistato"la mia tessera di pubblicista nel 1991 e non è stata una passeggiata credimi. Ho cominciato il mio percorso di fotoreporter come fotografo di guerra, rischiando la pelle più volte. Ho scritto e collaborato per dieci anni con il +Gazzettino  visto che abito in Veneto. Sono stato collaboratore dell' +Associated Press .  e di un piccolo grande settimanale di Vittorio Veneto "l'Azione".

I reporters erano visti non bene quando chiedevano, come ho fatto io, di entrare a far parte di quel "cerchio magico ed esclusivo " dei giornalisti. Ci sono riuscito, pubblicando foto dopo foto, pretendendo dai redattori che scrivessero "foto pio dal cin" dopo la didascalia. Dopo le foto di guerra mi sono dedicato alla cronaca locale, seguendo con occhio particolare gli avvenimenti che hanno lasciato un segno indelebile nella storia Europea, come la caduta del Muro, la Rivoluzione in Romania, la guerra Serbo Croata.

Nel 1994 mi sono trasferito negli States dove ho tentato di affermarmi come fotoreporter. Non ci sono riuscito e sono rientrato nel 1997. Ovviamente in questi tre anni di assenza non ho scritto ne pubblicato in nessun giornale, rivista, settimanale e mi sono visto recapitare una lettera, un giorno che mi chiedeva di documentare se e quando l'avessi fatto negli ultimi tre anni. non avendo scritto ne pubblicato nulla, mi sono visto revocare la tessera.

Per me è stata veramente una terribile delusione personale. Ho ripercorso mentalmente le migliaia di scatti, le corse, le giornate passate in camera oscura a stampare, ad inviare, a sviluppare. Ho pensato che mi stavano trattando come  se avessero tolto lo status di Alpino ad un vecchio reduce perchè magari in guerra ha perduto la vista o gli arti. Penso che quando si riceve la tessera di giornalista (non per raccomandazioni ma facendo l'iter non semplice come l'ho fatto io) non si dovrebbe mai togliere così facilmente com'è stato fatto a me. E' come se mi avessero tolto dieci anni di vita dedicata a fare giornalismo 24/7 . Un'ingiustizia che ancora oggi non riesco a mandare giù.

Mi sono re inventato però, e scrivo nel mio blog, sono attivo nei social e continuo a fotografare avvenimenti e fatti di cronaca come se facessi parte di "quell'ordine" che per tre anni di inattività mi ha buttato fuori. Credo che l'importante sia sentirsi giornalisti dentro. Non è la tessera che ti regala lo status. Ci sono giornalisti bravi e grandi teste di cavolo. Se a Enzo Biagi o Indro Montanelli avessero tolto la tessera tu credi che la gente avrebbe smesso di considerarli "fuori"? Non credo proprio. Come non credo che basti esibire un tesserino per poter essere considerati tali.

A quasi 60 anni non diventerò un giornalista famoso, lo so, ma non mi interessa. Amo scrivere e sono riuscito a pubblicare il mio primo libro +Cuore Veneto Codognè Treviso  #CodogneCuoreVeneto. Sono felice di esserci riuscito, anche senza quella tessera che mi è stata ingiustamente tolta "per inattività"
pio dal cin
piodalcin@gmail.com


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