Vajont50. La frana fu pilotata

(by pio dal cin) Francesca Chiarelli,figlia del notaio Isidoro racconta che suo padre avrebbe assistito ad un dialogo tra due dirigenti della Sade che avrebbero scelto giorno ed ora della caduta della frana che il 9 Ottobre 1963 spazzo' via in pochi minuti alle 22:39 quasi duemila vite.
Le simulazioni fatte con un plastico avevano dato un resoconto di una possibile onda di una trentina di metri al massimo poiche' nel simulare la frana fu usata della ghiaia invece della terra presente alle pendici del monte Toc.
Il giorno fu scelto in concomitanza con una partita di calcio Rangers Real Madrid:
"Saranno tutti davanti alla TV e non ci disturberanno" sembrano aver detto i dirigenti con scellerata freddezza.
Isidoro Chiarelli confermo' queste dichiarazioni testimoniando al processo dell'Aquila.

A pochi giorni dalla celebrazione del 50esimo anniversario dell'immane tragedia riaffiorano degli inquietanti particolari che vanno ad aggiungere profili ancora piu' macabri a quella che l'ONU ha definito "La peggiore tragedia ambientale causata dall'uomo nell'era moderna".
Quasi duemila vite spezzate, molti i corpi mai trovati. 270 milioni di metri cubi di roccia produssero una spaventosa onda che si infilo' nella stretta gola sotto la diga, dopo averla scavalcata. Prima dell'onda arrivo' un vento terribile che strappo' i vestiti e la pelle di coloro che da quel vento furono investiti. Poi l'acqua, preceduta da un rumore indescrivibile, raccontano i pochi superstiti. Una forza paragonabile a quella di due bombe di Hiroshima.
Longarone, Vajont, Castellavazzo, Erto, Casso. Oltre quattrocento i bambimi sotto i quindici anni che perirono nel disastro. 
La diga rimane li, al suo posto era la piu' alta del mondo. Costruita alla perfezione, con il savoir fair Italiano. Un gioiello d'ingegneria tramutatosi in un tetro monumento alla stupidita' umana. All'avidita' che non tiene conto delle vite umane in nome del dio danaro. un affronto alla dignita' degli esseri umani.

Un monito a non fidarsi di chi dovrebbe
nel nome delle cariche che occupano grazie ai nostri consensi elettorali, preoccuparsi del benessere dei cittadini, ma questa e' un'altra storia.

Oggi pieghiamo la testa e preghiamo per quelle vite che non hanno potuto essere piu'. Guardando la diga guardiamoci dentro, perche' queste cose non debbano mai piu' succedere in questa o in altre forme
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