Analisi del recente voto. Torino Milano Treviso

 

Analisi del recente voto


Con il metodo del mezzo bicchiere pieno o vuoto i partiti fanno i bilanci post- voto.
All’interno di questa logica sembra che ognuno riesca ad intravedere un parziale successo anche dove i numeri spietatamente dicano il contrario.
Bersani e la sinistra esultano e tripudiano sventolando il grande successo di Torino, non accorgendosi, ubriachi dell’euforia della “vittoria” che Torino è sempre stata una città governata dalla sinistra e la vittoria di Fassino va imputata esclusivamente alla serietà e all’affidabilità dell’uomo più che alla sua appartenenza politica. La filosofia del voto amministrativo è’ da sempre
basata su questo principio, dove a vincere è la faccia e l’integrità della persona che si candida.
Se la sinistra avesse avuto uno straccio di programma alternativo a quello dell’attuale governo, avrebbe senz’altro ottenuto di convogliare i voti persi dall’elettorato di centro destra stanco del “Berlusconismo a tutti i costi”. Il programma però non esiste perché Bersani & Company hanno trascorso l’ultimo anno ad attaccare in tutti i modi il Cavaliere e non hanno costruito un’alternativa valida ad un’eventuale caduta del governo.
Berlusconi è stato il collante che ha tenuto insieme la miriade di partiti confluiti nel Pdl. Quando passerà il suo tempo il Pdl probabilmente smetterà di esistere e tutti rivendicheranno la loro piccola autonomia parlamentare anche se fatta di percentuali minime, oppure si coalizzeranno sul modello Fini Casini Rutelli, creando nuovi poli e nuove alleanze alternative. Il malessere è cominciato con Fini che privato della sua identità di “gallo del pollaio” ha alzato troppo la cresta dando vita ad un movimento che solo grazie all’apparentamento con il centro di Casini e Rutelli si è salvato da una prematura estinzione.
I risultati di Milano rivelano il bisogno urgente di una manutenzione che oramai nemmeno Berlusconi può più garantire. Si paga lo scotto di una campagna elettorale basata troppo sulle questioni personali di un Premier che attaccando i magistrati ha fatto della politica una specie di predellino da dove urlare le sue ragioni, che però, diciamocelo francamente, non interessano più a nessuno, specialmente a quegli elettori moderati e modestamente clericali che si sono stufati di sentire le barzellette del Cavaliere, le sue bestemmie, e tutti gli scandali più o meno presunti che lo stanno travolgendo. La Moratti attaccando Pisapia gli ha regalato quella percentuale di voti che a gran fatica cercherà di recuperare in questi giorni prima del ballottaggio.
Sbagliato il candidato sindaco, sbagliato il metodo della campagna elettorale, Milano verrà consegnata in mano a un sindaco che negli anni di piombo era amico di chi avrebbe voluto con la violenza destabilizzare il sistema che oggi lo annovera tra i “moderati”,mentre i suoi amici di merende “gambizzavano” Montanelli.
Berlusconi avrebbe dovuto defilarsi; sparire ai Caraibi per qualche settimana senza esternare continuamente saltando da una televisione all’altra pur di far capire agli Italiani di essere stato vittima del complotto dei magistrati del quale nessuno al di fuori di lui si interessa più. La sua onnipresenza gli è costata una valanga di voti in meno, e questo è il segnale più palese che oramai la gente comune non ha più voglia ne tempo di stare a sentire le “magagne giudiziarie del Berlusca”
Le decisioni unilaterali prese nell’ambito del conflitto con la Libia hanno persino intaccato l’alleanza con la Lega che pur alzando la voce ha dovuto parzialmente subire nel nome dell’alleanza fatta con il Cavaliere ma che va sempre più stretta alla base Leghista che rivendica un’autonomia decisionale che oggi non ha ancora ottenuto.
La sinistra non si illuda comunque; ne Bossi ne Berlusconi le consegneranno la testa di questo governo su un piatto d’argento. Alla luce di ogni possibile valutazione, piuttosto che dare il timone del Paese in mano alle sconclusionate farneticazioni di Bersani & Company, alla fine è molto più saggio ed utile tenersi ben saldi al centrodestra.
La Lega infine conferma la sua leadership pur perdendo otto punti percentuali rispetto alle ultime consultazioni e ci si interroga sul perché.
Analizzando dove sono “spariti” gli oltre cinquantamila voti che vanno a comporre l’otto percento perduto dalla Lega ci si rende conto che la fuga è rappresentata in gran parte dall’elettorato moderato.
Alcuni sbagli sono stati fatti nel corso dell’ultimo anno, e la defezione di voti riguarda per la maggior parte gli elettori moderati della Lega che pur riconoscendosi nella lotta per il Federalismo, non si sono sentiti di “rinnegare” il Tricolore e l’identità Nazionale tanto bistrattata dalle sinistre negli anni scorsi, quanto sbandierata nel corso delle celebrazioni del centocinquantesimo dell’Unità d’Italia. Quello che è mancato più di tutto alla Lega è stato l’assumersi di una linea comune riguardo a questo e ad altri temi che andremo ad analizzare. Manca una voce comune che anche se è incarnata teoricamente nello storico leader Bossi, non lo è nella realtà delle dichiarazioni, delle smentite, delle contro smentite fatte da uno o dall’altro dei leaders del Carroccio che contrapponendosi nelle prese di posizione hanno dato un senso di smarrimento e di confusione all’elettore moderato.
Le odierne polemiche sui profughi e sui clandestini sono solo l’ultimo tassello di un percorso politico che abbisogna di una linea unica, certa e solida. Se l’emergenza profughi c’è, e ci sarà, va affrontata con lo spirito di squadra. Se cominciamo a scannarci tra di noi Veneti su un tema così caldo e difficile da risolvere faremo solo il gioco delle sinistre che non aspettano altro. Urge che vi sia un tavolo di discussione ad alto livello che convochi i vertici del carroccio su questo tema spinoso ed importante che va risolto quanto prima evitando fratture che possono solo fare del male al partito.
La cosa più importante è che una volta raggiunta l’intesa sull’emergenza attuale, ci sia una voce unica alla risoluzione presa.
Come recita un vecchio proverbio: “I panni sporchi vanno lavati in casa”.
E’ assurdo e controproducente che ogni giorno si legga sui giornali nazionali delle contrapposte posizioni dei membri dello stesso partito.
Trovare un’unica strada, questa è la via che ridarà forza e coesione alla Lega dimostrando come sempre di essere pronti nei momenti difficili a far fronte comune contro il nemico, sia esso rappresentato dai partiti di sinistra che vorrebbero vedere lo smembramento dell’unico partito che sia riuscito a far vedere loro i “sorci verdi”, oppure da un esodo biblico di profughi con la paternità di un’ inutile Europa della quale dobbiamo nostro malgrado fare parte solo quando si tratta di sanare le finanze di stati inconcludenti ma che sparisce dalla scena in caso di emergenza.
L’altra strada da evitare è l’imborghesimento della Lega. Il polso della situazione nei nostri paesi e nella nostra Regione va continuamente monitorato rimanendo vicini alle persone, come agli inizi. Il vero leader è quello che sa stare in mezzo alla gente comune, senza sottrarsi alle domande, ai dubbi, dando risposte concrete e dirette. Se va perso questo modo di essere, verrà meno lo spirito stesso di un partito che ha saputo sempre stare vicino ai suoi elettori ascoltandone umori ed aspirazioni, suggerimenti e critiche.
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