Perchè temiamo Gheddafi?

I giornali sono pieni di articoli su Gheddafi,la Libia, la No Fly Zone e sull'opportunità o meno di aver bombardato le sue postazioni contraeree. La Germania, La Russia, La Cina, Il Brasile, L'India si sono astenute dal voto al consiglio di sicurezza.



La Storica votazione (10 favorevoli 0 contrari 5 astenuti) ha suscitato e sta suscitando vivaci polemiche sul ruolo delle nazioni impegnate a far rispettare la soluzione che prevede la tutela dei civili e della No Fly Zone su un territorio che si aggira sui mille chilometri quadrati. Ci si interroga su quali siano i limiti di tale intervento, oltre che a cercare di passare (come sarebbe giusto) il comando delle operazioni alla NATO, invece di lasciarle a Sarkozy che, intravedendo una possibilità di interloquire in un futuro con il governo dei "ribelli" cerca probabilmente di appoggiarli e di far vedere al mondo che la Francia combatte questa battaglia in prima linea, e lo sarà anche (in prima fila) quando ci saranno da spartire gli eventuali contratti petroliferi finora appannaggio di una politica estera Italiana condotta da quattro governi (sia di destra che di sinistra) negli ultimi vent'anni.



Oggi il ministro Frattini ha voluto sottolineare che "Se il comando passerà all'Italia nessun Tornado che partirà dalle nostre basi andrà a colpire il bunker di Gheddafi, poichè non è questo che contempla la risoluzione ONU"



L'impressione che si ricava, leggendo i giornali e navigando i siti web, è che ci sia una specie di "paura reverenziale" del beduino e che i governi Europei abbiano paura di invischiarsi in una palude dalla quale sarebbe difficile districarsi.



Cio' può essere possibile, ma non dimentichiamoci che mister Gheddafi non ha esitato a bomardare con l'aviazione la sua gente (magari erano di altre tribu') ma comunque sempre Libici.



Questo lo rende colpevole di Genocidio ed è per questo che non bisognerebbe tentennare nell'affermare che il rais va fermato e deposto dal trono che occupa da quarant'anni. Forse sarebbe stato meglio girarsi dall'altra parte e far finta di non vedere quello che stava succedendo, nel nome degli innumerevoli interessi che legano la Libia all'Europa? Nessuno vuole rischiare di veder naufragare l'azione della coalizione e di dover ritrovarsi faccia a faccia con il beduino a discutere di contratti petroliferi o diritti umani.



Subentra allora la paura. La paura dell'ignoto, di un uomo che sembra essere capace di tutto pur di imporre la sua volontà sul Mediterraneo e ha capito che uno dei modi più sicuri per farlo è quello di investire i suoi "petro- euro" in compagnie Europee ed Internazionali.

Un modo per controllare i ventri molli dell'Occidente sempre pronti a qualsiasi compromesso pur di stemperare la sete di energia che li attanaglia. Gheddafi aveva trovato nell'Europa la realizzazione della sua egemonia applicando il teorema contratti in cambio di potere sul Mediterraneo. Il suo intento è ben riuscito per più di quarant'anni e lo dimostrano le miliardate e le commesse che i vari governi succedutisi negli ultimi anni si sono spartiti.

Certo Gheddafi era scomodo, antipatico e magari anche puzzolente, ma come dicevano gli antichi romani " I soldi non hanno odore".

Lo sbaglio enorme che ha commesso il rais è stato quello di rivolgere le sue armi contro la gente inerme. Lo ha fatto con arroganza, senza però tener conto che, nell'era di Facebook e Twitter, di Google e dei social network, non si può più zittire chi la pensa in maniera diversa.

Certo lo può fare con i cecchini, com'è successo a Bengasi con il giornalista freddato da un cecchino mentre preparava un servizio filmato.

Forse il rais pensava che con qualche migliaio di morti se la sarebbe cavata. Ma sbagliava. Si è ritrovato con la lega Araba contro (non gli era ancora successo).

E così, mentre in Europa diamo l'impressione di essere divisi come non mai in politica estera (daltronde facciamo fatica ad accordarci in Italia, immaginarsi con i Francesi o i Tedeschi), Gheddafi continua ad ostentare una forza che fa tremare i ventri molli ed obesi della politica Internazionale che si preoccupano di come andrà a finire con il petrolio e con i clandestini che stanno invadendo l'Europa via Lampedusa.


Forse sarebbe stato meglio per l'equilibrio delle nostre sponde lasciare che Gheddafi procedesse verso Bengasi e mettesse in atto le minaccie che aveva ampiamente illustrato ai media, promettendo di far tabula rasa dei suoi nemici? Come si può per decenni subire una persona simile nel nome dei contratti petroliferi?

Mentre noi Europei litighiamo su chi debba comandare la missione, le diplomazie Internazionali capiscono ogni giorno di più che Gheddafi se ne deve andare, con le buone o con le cattive. Quale sarà l'esito di questa guerra civile nessuno lo sa, ma una cosa è certa, nessuno dopo quello che è successo potrà ne dovrà avere la faccia tosta, il coraggio, o la paura, di sedersi a discutere con un Gheddafi che da solo si è fatto in pochi giorni artefice della propria rovina.

Gli unici interlocutori di un rais che la spunti saranno Germania (vergogna!) Cina Russia (era prevedibile) Brasile (ridateci il terrorista Battisti) e l'India (ma si muore ancora di fame laggiu'?).

Auguro loro buona fortuna, anche se questa volta sono sicuro che abbiano scommesso su un cavallo perdente, che fa paura solamente ai vigliacchi
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