La soluzione agli sbarchi dei clandestini

Lo scorso anno guardando la vetrina di un'agenzia viaggi osservavo come fossero bassi i prezzi di una vacanza in Tunisia.
Costava meno che una settimana in una delle nostre spiaggie, con servizi da albergo a cinque stelle, viaggio incluso.

Oggi le cronache ci mostrano barche barconi e barchette che approdano sulle coste siciliane rendendo impossibile la vita degli abitanti dell'Isola di Lampedusa che suo malgrado si trova sulla rotta delle carrette del mare che provengono dalla...Libia? No, dalla Tunisia!

Continuo a non capire. Fino a l'anno scorso (prima della rivolta dei gelsomini) eravamo noi Italiani a riversarci sulle coste Tunisine. Cos'è cambiato? Perchè scappano questi giovani, maschi, sani, in grado di lavorare?

Forse l'idea di democrazia per loro significa prendere una carretta del mare, pagando mille euro, quasi fosse un passaporto per la felicità? Cosa pensano di trovare qui, il paradiso terrestre dei lavoratori?

Forse è meglio che assieme al bravissimo Maroni (che sarà oggi a Tunisi per discutere della crisi clandestini) dovrebbe andare qualcuno a spiegare a chi è al potere o chi sta per prenderlo, che qui inItalia le fabbriche chiudono, ci sono milioni di operai in cassa integrazione, che i villaggi dei rom alla periferia di Roma sono pieni di gente che non lavora e che spera in una sistemazione da parte sdi uno Stato che oramai non ha più soldi per nessuno.

Andiamo in Tunisia ad insegnare come si pesca, con amo, filo e mulinello, invece che ragalare loro il pesce qui in Italia. Una volta che avranno imparato a pescare potranno farlo comodamente seduti lungo le LORO COSTE.

La soluzione agli sbarchi? Mano a mano che arrivano si caricano su un bel aereo di linea con bibite gratuite e film da guardare, e si riportano a casa, la da dove sono partiti. Dopo qualche migliaio di rimpatri, sono sicuro che la voce si spargerebbe e finirebbero anche le partenze.

La Tunisia non può stare a guardare inerme, deve prendersi le sue responsabilità ed impedire che tutti quei giovani, in grado di lavorare (e di pagare le cifre che pagano per la traversata) si riversino sulle nostre coste.

Per quelli che non si riuscirà più a mandare indietro suggerisco un censimento fatto con le impronte digitali che non manca mai di far urlare la sinistra al razzismo, ma che sarebbe uno strumento più che utile nelle mani delle autorità che si verrannno a trovare prima o poi a dover districarsi tra migliaia di omonimie e scritte incomprensibili in Arabo dei nomi dei clandestini che sfruttando questa carta riescono a scivolare come anguille nel nostro sistema giudiziario.

Per quelli che rimarranno, oltre che distribuirli tra le regioni Italiane (che hanno dato oggi il loro consenso) bisogna creare delle "quote obbligatorie" tra i paesi Europei, Arabi, e del mondo intero, che stanno partecipando alla coalizione. Ogni paese si faccia carico di un numero di clandestini e vengano spediti in Francia, Arabia Saudita, Inghilterra, Stati Uniti eccetera.

Si tratta di un'emergenza Internazionale, non di un episodo transitivo di immigrazione locale e come tale deve essere trattato da tutti i paesi del mondo.

Ai nostri politici il compito di convogliare questo "messaggio" che altro non è che la traduzione della volontà del popolo Italiano dal Nord al Sud, dall' Est all'Ovest. Siamo tutti stufi di questa situazione incontrollabile e non è giusto che la risolviamo da soli senza la partecipazione di tutti i
Paesi del mondo.
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