Unità d'Italia. Celebrare il centocinquantesimo o no?

Divampano le polemiche sulla celebrazione o meno del centocinquantesimo dell'Unità d'Italia.La Lega da le sue direttive ma alcuni personaggi di spicco che fanno parte del partito come Gentilini e Tosi si dissociano e a spada tratta affermano che loro festeggeranno l'Unità d'Italia. Che fare? Quale dovrebbe essere il giusto comportamento di un cittadino Italiano? Di un Leghista o di un comunista, di un Pidiellino o di un estremista di sinistra?
Penso che la cosa migliore da fare sia quella di lasciare che ognuno viva questo momento come meglio crede, a livello personale, prescindendo da questo o quel partito ma ascoltando le sue proprie ragioni. Non avrebbe nessun senso che qualcuno venga a dire a me o a qualsiasi altro cittadino: "Devi per forza festeggiare l'Unità d'Italia" oppure l'esatto contrario: "Non devi festeggiare l'Unità d'Italia". Sarebbe come dire ad un fedele come pregare o a un tifoso se deve o no tifare per la sua squadra del cuore.

Personalmente mi sento: Trevigiano Veneto Italiano Americano e cittadino del Mondo. Amo la mia Provincia, la mia Regione, l'Italia, l'America ed il Mondo (anche se ci sono delle parti del Mondo che non mi piacciono) però non festeggerò l'Unità d'Italia, non perchè non la amo, ma perchè non esiste una vera Unità d'Italia.
Diciamoci la verità, non prendiamoci in giro l'un l'altro. Tutti ci sentiamo Italiani in fondo, ma come possiamo dire di essere uniti a Napoli per esempio con le sue immondizie, come possiamo dire di sentirci Siciliani o Calabresi, Romani o Pugliesi? Diremmo una gran bugia, prima a noi stessi e poi a chi ci ascolta. Se siamo nati in Veneto ci sentiremo Veneti- Italiani. Se fossimo nati in Lombardia ci sentiremo Lombardi- Italiani e se fossimo nati in Piemonte saremmo Piemontesi- Italiani e così via fino alla Sicilia.

Questo non significa assolutamente rinnegare le nostre origini Italiche, anzi, nella diversità che in ogni Regione d'Italia passa da vini, gastronomia, bellezze naturali ed artistiche troviamo la vera forza, il vero motore che fa funzionare il paese; negare questo sarebbe come negare le nostre origini, quindi nel celebrare le diversità Regionali non stiamo disgregando il Paese ma lo andiamo ad unire ancora di più esaltandone le caratteristiche che rendono peculiari le differenze, creando delle micro-economie che possono veramente salvarci dalla crisi economica.

Questa secondo me è la più onesta e vera delle celebrazioni dell'Unità d'Italia. Riconosciamoci sotto il tricolore (rispettando ed onorando tutti quelli che sono caduti per difenderlo) ribadendo la nostra rispettiva appartenenza Regionale, non come forma di razzismo ma come punto di forza, atto a sconfiggere le burocrazie, le lungaggini, le leggi ingiuste che non possono essere applicate allo stesso modo a Canicatti' e a Treviso, a Bari e Bolzano, a Reggio Calabria o Trento.

Ogni Regione esalti i suoi prodotti, le sue bellezze naturali, il suo patrimonio storico ed artistico, lo tuteli attraverso le sue risorse e le tasse che verranno applicate in loco, e spese in loco per migliorare il territorio senza che siano i  grassi burocrati romani a dire ad un Siciliano come ad un Veneto, ad un Calabrese come ad un Piemontese, ad un Pugliese come ad un Lombardo quello che sia meglio per il loro territorio.

Gestiamo le risorse autonomamente e l'Italia sarà più unita quando le cose cominceranno ad andare un po' meglio per tutti.
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